L’importanza della memoria:
visita al Campo di Concentramento di Dachau

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto puo’ ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.Primo Levi, ‘Se questo è un uomo’

Il cancello che si apriva sull’orrore, con la tristemente celebre frase: ‘Il lavoro rende liberi’

E’ una mattina di dicembre, fa freddo, tanto freddo, nonostante il piumino, il cappello, la sciarpa ed i guanti.

A Monaco di Baviera le strade sono un abbraccio di luce, colore e profumi invitanti di dolci natalizi.

Lasciamo tutto questo per dirigerci fuori dalla città, a soli 25 km, dove si trova il Memoriale di Dachau. Siamo ben consapevoli che questa visita ci lascerà il cuore pesante e i sentimenti in subbuglio.

Come disse Primo Levi però: ‘conoscere e necessario’, e da tempo volevo vedere di persona i luoghi teatro dei tragici eventi che hanno inciso una profonda ferita nella storia dell’ umanità.

COME ARRIVARE

Il sito del Memoriale si raggiunge facilmente da Monaco di Baviera prendendo la metropolitana S2 fino alla fermata ‘Dachau’ e poi il bus 726 fino a ‘KZ-Gedenkstatte’.

Le fermate sul bus dovrebbero essere annunciate su uno schermo, se così non fosse, seguite la massa: alla fermata di fronte al Memoriale il pullman si svuota.

STORIA DEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI DACHAU

Il campo di concentramento di Dachau fu il primo ad essere aperto, su iniziativa di Heinrich Himmler, nel marzo 1933 in una fabbrica di munizioni dismessa.

Servì da modello per tutti i campi di concentramento, di lavoro forzato e di sterminio eretti in seguito. Qui vennero formate ed istruite le SS che sarebbero in seguito andate negli altri campi portando con loro lo spirito di Dachu: il terrore senza pietà.

Originariamente fu pensato per rieducare gli oppositori politici di Hitler che non si conformarono subito all’ideologia nazzista mediante il duro lavoro e l’indottrinamento.
Nulla faceva presagire gli orrori che sarebbero seguiti.

Il giorno di Natale del 1933 vennero addirittura liberati 600 prigionieri.

Successivamente iniziarono ad essere internati anche ebrei e minoranze sgradite come fannulloni soggetti all’assistenza pubblica, senzatetto e mendicanti, Testimoni di Geova, omosessuali, emigrati e zingari oltre ai prigionieri che man mano arrivavano dalle terre occupate.

Progressivamente il regime del terrore si inasprì e le SS cominciarono ad assassinare brutalmente i prigionieri.

Nel 1940 entrarono in funzione i forni crematori che permettevano di smaltire dai 50 ai 100 cadaveri al giorno.

I campi di concentramento si trasformarono, per volere del governo del Reich, in campi di sterminio. Venivano usate a tale scopo iniezioni letali e camere a gas dove non erano sufficienti i lavori forzati, la denutrizione e le epidemie di tifo, conseguenza delle condizioni igieniche insufficienti.

Dal 1942 molti detenuti vennero usati come cavie per sperimentare vari effetti sull’organismo umano, come gli effetti dell’ipotermia e della caduta dall’alto. Vennero usati per testare i farmaci contro la malaria e altre malattie tropicali con cui venivano sistematicamente infettati.

Il campo di concentramento di Dachau fu il penultimo ad essere liberato, il 29 aprile 1945.

A Dachau transitarono circa 200.000 prigionieri e di questi 41.500 morirono di fame, malattie, in seguito a tortura, deliberatamente uccisi o come conseguenza di barbari esperimenti.

COSA RESTA OGGI DEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI DACHAU

Nello spiazzo, di fronte al cancello d’entrata, si intravedono le rotaie ed i resti della banchina su cui scendevano i prigionieri che col treno arrivavano al campo.

I resti della stazione in cui arrivavano i deportati.

E’ rimasto il Jourhouse, l’edificio da cui si accedeva alla piazza degli appelli. Qui, appena arrivati, i prigionieri sentivano per l’ultima volta il loro nome prima di entrare in un inferno anonimo senza ritorno.

Oltre il cancello d’ ingresso si trova, sulla destra, l’edificio di manutenzione, a ferro di cavallo. Qui venivano registrati i nuovi arrivati, spogliati di tutto, lavati con un getto e fatti rivestire con la divisa a righe.


La divisa a righe dei prigionieri che recava sul petto il triangolo per identificarne la categoria di appartenenza.

Da quel momento non erano più nulla, erano stati spogliati del nome e della dignità di persone.

Di fronte all’edificio di manutenzione, disposte su due file, divise da un viale, si trovavano 34 baracche. Solo le prime due sono state ricostruite e sono visitabili, per avere un idea delle pessime condizioni di vita dei prigionieri. Delle altre retano solo più le fondamenta in pietra.

Percorrendo il viale si riesce comunque ad avere un’idea della vastità del campo che, sebbene fosse stato concepito per 6.000 persone, arrivò a contenerne più di 30.000 nell’ultimo periodo prima della liberazione.

Arrivati al fondo del viale si accede sulla sinistra alla parte più difficile da visitare e da concepire: le camere a gas, precedute da stanze spogliatoio, e i forni crematori. La sensazione che si prova è difficile da spiegare: incredulità, orrore e brivido.

I forni crematori.

LA VISITA

Dal 1965 il luogo è dedicato alla memoria degli ex prigionieri ed è un luogo di apprendimento, per non dimenticare.

La visita richiede 3-4 ore. Si accede al campo dall’edificio Jorahouse, passando dal tristemente famoso cancello in ferro battuto che reca la scitta ‘Arbeit macht frei‘ ovvero ‘Il lavoro rende liberi’.

La prima cosa che ci si ritrova davanti è il Memoriale Internazionale, realizzato nel 1968 dal prigioniero jugoslavo sopravvissuto Nandor Sgusciava.

In diverse lingue è riportata la frase:
“Possa l’esempio di coloro che furono sterminati qui tra il 1933 e il 1945 a causa della loro lotta contro il nazionalsocialismo, unire i contemporanei nella loro difesa della pace e della libertà e nel rispetto della dignità umana”

Memoriale Internazionale, Nandor Sgusciava

E’ nelle stanze dell’edificio di manutenzione che è stata allestita la mostra che documenta la storia del campo di concentramento. Le stanze sono state allestite in modo da permettere al visitatore di comprenderne la funzione originaria mentre testimonianze, documenti e foto tengono viva la memoria dei prigionieri.

Mostra all’interno dell’edificio di manutenzione.

Nella sala cinema viene proiettato ogni 30 minuti un documentario sulla storia di Dachau: alle 10.30 in italiano mentre le proiezioni delle 12 e delle 16 in base alla lingua più richiesta dal pubblico.

Di fronte all’edificio svetta la scultura di Nandor Glid. La composizione rappresenta le misure di sicurezza del campo: pali uniti da filo spinato, mentre i corpi scheletrici ad esso intrecciati commemorano coloro che cercarono la morte gettandosi sulla recinzione elettrificata.

Scultura di Nandor Glid.

Un altro monumento rappresenta tutti i prigionieri perseguitati per motivi politici, razziali e religiosi. Si tratta di tre anelli di catena con sopra i triangoli con cui veniva identificata la categoria di appartenenza del prigioniero. Questo monumento è controverso in quanto non sono presenti i triangoli neri che venivano apposti ai prigionieri ‘asociali’, quelli verdi dei prigionieri criminali e quelli rosa dei prigionieri omosessuali.

Nel 1968, anno in cui venne realizzato il monumento, non erano ancora categorie riconosciute.

Monumento per i perseguitati per motivi politici, razziali e religiosi.

ORARI E VISITE GUIDATE

Il memoriale è aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 17.00. Resta chiuso il 24 dicembre.

E’ possibile visitare il campo gratuitamente ed in completa autonomia, ma per un esperienza di visita più ricca meglio affidarsi all’audioguida.

Vengono fornite al centro visitatori, situato poco dopo l’ingresso, sulla sinistra, ad un costo di 4 €. Vi verrà fornita anche la mappa del campo con tutti i numeri di rifermento per l’audioguida. Con essa potrete ascoltare molte testimonianze direttamente dalla voce dei sopravvissuti.

Sentirsi raccontare l’orrore da chi vi è sopravvissuto è stata la parte più toccante della visita. Una visita che non potrò mai scordare, com’è giusto che sia.

Si possono inoltre, al prezzo di 3,50 €, acquistare i biglietti per una visita guidata di 2,5 h, condotta da volontari preparatissimi. Le visite in italiano si svolgono alle 11.30 ogni sabato e domenica. I biglietti non si possono prenotare, ma si possono acquistare in giornata al Centro per i Visitatori.

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